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© foto di Daniele Buffa/Image Sport
03.07.2010 01:47 di Alessio Milone articolo letto 4264 volte

Al gol di Robinho nessuno aveva fatto una piega. Al triplice fischio, invece, impossibile non aver provato almeno una briciola di soddisfazione nel vedere il Brasile fuori dal Mondiale. Non per cattiveria, eh, ci mancherebbe: ma per quell'insano - ma appagante - gusto di constatare fuori dai giochi una delle squadre favorite: è un po' come quando in Champions c'è un bel quarto di finale tra Az Alkmaar e Real Madrid: chi tra le due si spera passi il turno, onestamente?

Un tipo strano di soddisfazione, questo, che porta a una considerazione semplice: si spera di invertire la solita tendenza. Si spera di fare uno sgambetto al Destino, praticamente. Un Destino che vorrebbe già tutto scritto, e che invece, nel calcio, scritto non riesce mai a esserlo. Perché le partite non si giocano mai "sulla carta", non si calcolano. Non si possono prestabilire. Altrimenti, come si suol dire, sarebbe inutile «perdere novanta minuti a inseguire un pallone» (citazione prettamente femminile).

Quindi, questo Destino è sgambettabile. Cosa avvenuta nel pomeriggio di un venerdì da ricordare. Brasile favorito su un'Olanda determinata, ma già data per spacciata: Robinho segna dopo una dormita difensiva della retroguardia olandese, e tutti con il naso storto e con le mani aperte a mo' di padrennostro come per dire "eh vabe', lo si sapeva: prima o poi..." Poi Julio Cesar, mica un Marchetti qualunque (zak!), fa una pregevole cappellata su un tiro-cross di Sneijder, e l'Olanda pareggia. Poi ancora Sneijder, sempre lui, si trova lo jabulani a un palmo di naso dopo una spizzata di Kuyt e la butta dentro per la seconda volta, facendosi beffe di quel portiere, compagno di squadra nell'Inter, che non riesce manco per idea a intervenire.

Bastone tra le ruote, dunque, a quel vecchio druido dalla barba canuta che è il Fato. Brasile, arrivederci: eliminato ai quarti, con Dunga che recita un inutile mea culpa, e un'Olanda che sogna e vola in semifinale. Insieme all'Uruguay, che invece se ha passato il turno è, senza ombra di dubbio, per merito del... Destino. Il quale ha fatto in modo di rendere maledetti, a un Ghana glorioso, i tiri dagli undici metri.

Uno a uno dopo novanta minuti combattuti: apre Muntari, risponde il solito Forlan. Poi i supplementari, con un penalty all'ultimo respiro dell'ultimo secondo: batte Gyan, traversa. E allora, di nuovo rigori. Cinque per uno, i ghanesi ne sciupano due: sbagliano Mensah e Adiyiah, l'Uruguay ne azzecca due in più ed entra nelle "maghifiche quattro". Cuore e grinta sconfitti dal druido, quindi. Il Destino si è preso la sua rivincita. Destino che si può battere, lo si è visto: fin quando, però... a lui non si unisce anche la Sfiga.


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Classifica marcatori
David Villa 5 Spagna
Diego Forlan 5 Uruguay
Thomas Mueller 5 Germania
Wesley Sneijder 5 Olanda
Gonzalo Higuain 4 Argentina
Miroslav Klose 4 Germania
Robert Vittek 4 Slovacchia
Asamoah Gyan 3 Ghana
Landon Donovan 3 Stati Uniti
Luis Fabiano 3 Brasile