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© foto di Daniele Buffa/Image Sport
08.07.2010 07:50 di Pietro Luigi Borgia articolo letto 4259 volte

Già da due giorni si sapeva che sarebbe stata la seconda finale consecutiva tutta europea; quello che rimane da dire, semmai, è che finalmente, per la prima volta, una squadra europea (guarda tu il caso: una compagine che vincerà per la prima volta nella storia) andrà a vincere "in trasferta", cioè in un altro continente. E poi, nel 2014, si cercherà di ripetersi proprio in casa dei pentacampioni: il Brasile ci attende.

Quello che è particolare, nelle due semifinali, è la completa differenza di due filosofie. Da un lato, Uruguay-Olanda è stata una sfida tra le nazionali di due paesi piccoli (3 milioni e mezzo gli uruguagi, con un terzo della popolazione nella sola Montevideo; 6 milioni gli Oranje), con i giocatori in campo che giocano prevalentemente all'estero; dall'altro Spagna-Germania, due grandi nazioni (82 milioni di tedeschi, 47 milioni i sudditi di Juan Carlos) che producono nazionali composte di giocatori che poi rimangono in loco a giocare (clamorosa la Germania: nessun giocatore che giochi all'estero; la Spagna conta invece su Torres, Fàbregas e Reina, sparsi tra Liverpool e Arsenal). Due semifinali diversissime anche nell'esito: chiusa con scarto ampio la prima, con il minimo sforzo l'altra; con grandi festeggiamenti e rabbie l'una, con gioia e delusione composte l'altra.

Sarà una finale dai colori forti (Oranje e Furia roja), tra due compagini che giocano un calcio simile (palla a terra e bel gioco), con un'Olanda un po' migliore nel gioco sugli esterni, e una Spagna diabolicamente capace nell'andare per vie centrali. Sarà la finale di Xavi contro Sneijder; sarà, infine, una partita tra due squadre nel pieno della maturazione (quando invece la Germania ha ancora ampi margini di miglioramento), con il giusto mix tra elementi esperti e giovani rampanti, con molti giocatori che già hanno vinto tanto e sono abituati a non fermarsi.

Come, in effetti, non si è fermato davanti a niente il nostro personaggio del giorno: lo chiameremo "l'Invasore Pubblicitario" (non ritenendo di dovergli dare la pubblicità che cerca), e vista la maglietta che portava indosso (e alla quale non credo sia giusto fare ulteriore pubblicità). Quello che si può dire è che è un italiano (come se non ci fossimo già fatti riconoscere, tra squadra e arbitri), recidivo (esperienze passate: lo ricordiamo in un'amichevole Italia-Olanda, e solo due mesi fa in Sampdoria-Napoli): pur colpito da provvedimento restrittivo (non potrebbe entrare in uno stadio fino al 2018), in Sudafrica ha fatto centro.

Quanto c'è di perlomeno decente, in tutto ciò? Neanche il fatto di aver inneggiato a Cassano: con il nuovo corso, Cesare Prandelli non sarà certo così miope da non dagli almeno una possibilità, posto che la meriti, e bisogna anche dire che nell'ultima annata se l'è meritata tutta. Ha inneggiato alla pace nel mondo: un po' di sana utopia, va bene. Ma forse, la cosa migliore che ha fatto è stata quella di arrendersi presto: suonata una vuvuzela e cacciati due urli pro-pace e pro-Cassano (voglio insinuare un dubbio: che siano la stessa cosa?), si è lasciato fermare senza insistere né resistere. E quasi quasi fanno tenerezza le smentite di chi, a far sentire in giro di nuovo il proprio nome, ha solo da guadagnarci.


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Classifica marcatori
David Villa 5 Spagna
Diego Forlan 5 Uruguay
Thomas Mueller 5 Germania
Wesley Sneijder 5 Olanda
Gonzalo Higuain 4 Argentina
Miroslav Klose 4 Germania
Robert Vittek 4 Slovacchia
Asamoah Gyan 3 Ghana
Landon Donovan 3 Stati Uniti
Luis Fabiano 3 Brasile